Google e Verizon: alla faccia della Net Neutrality!

Google quartier generale

Insegna di Google davanti al quartier generale.

L’intenzione iniziale, almeno ufficialmente, era quella di creare una rete aperta e più democratica, invece Google e Verizon hanno posto il primo mattone per una rete Internet a doppia velocità. Da una parte le reti private, dove le scelte sono del proprietario della rete stessa e, dall’altra parte reti mobili, dove vige solo la libera concorrenza e le leggi di mercato. Come del resto era prevedibile, con certe condizioni, i due colossi statunitensi hanno ricevuto moltissime critiche.

Vi spiego meglio. Google e Verizon hanno pubblicato una proposta di legge per regolare i comportamenti degli operatori e degli internet service provider online. Al suo interno si parla di concetti molto corretti, come la trasparenza e la libertà di informazione online e la non discriminazione di alcun tipo di contenuto. Da qui ci si ricollega al principio della Net Neutrality, secondo cui ogni informazione, ogni dato, ogni documento o file sono da trattare nella stessa maniera, cioè devono avere tutti la stessa visibilità e non devono subire alcun tipo di accelerazione o rallentamento, a seconda dei contenuti o dei protocolli usati.

Arrivando ai punti criticati a Google e Verizon, nelle proposta di legge si parla dell’importanza di un accesso ad una rete aperta, ma allo stesso tempo si vuole escludere da questo principio tutti i servizi extra forniti dagli operatori oltre che tutto l’universo dell’internet mobile.
Il documento stabilisce che se un ISP rispetta il regolamento, potrà offrire anche questi servizi aggiuntivi e, a quel punto, ai “contenuti extra” verrà riservato un trattamento speciale per quanto riguarda il traffico… insomma, una sorta di corsia preferenziale!!! Chiaramente quanto appena detto entra in netto conflitto con i principi della Net Neutrality e solo una clausola pone la Federal Communications Commission (FCC) a controllo, affinché non si verifichino casi di abuso.

Chiaramente i dubbi sono notevoli e ci vuole ben poco ad andare oltre queste righe ed immaginarsi uno scenario simile a quello della televisione, con un sistema di classe 2, pubblico, per tutti… simile alla televisione di stato… ed un sistema di classe 1, con servizi aggiuntivi, a pagamento. Insomma… voi immaginatevi che cosa potrebbe accadere se Internet diventasse come la televisione! Preferite guardare tutto liberamente, oppure guardare solo qualcosa di pubblico e libero e pagare per i servizi extra (tv satellitare, nel caso della TV in Italia)? Se non volete parlare di contenuti di classe 1 e 2, si potrebbe comunque delineare un sistema con accessi prioritari e più rapidi per gli utenti plus, per esempio per piattaforme di gaming online o video in streaming! Se paghi il pacchetto base, accedi a tutto, ma lentamente. Se vuoi lo stesso, ma in maniera fluida e rapida… paghi il pacchetto “plus” e lo avrai.

I problemi non si fermano a questa faccia della medaglia! Se Internet è arrivato dove è arrivato oggi, è proprio grazie a questo principio di libero scambio di informazioni ed uguaglianza totale tra gli utenti. Con tale uguaglianza, vince un sistema meritocratico, dove i contenuti più interessanti vengono maggiormente seguiti, votati, citati, retwittati e, di conseguenza le aziende guadagnano di più, a partire dal CPC (costo per click) dei banner su certe pagine molto visitate.

Emule divieto

Dare priorità ad un certo tipo di traffico significa automaticamente rallentare l’evoluzione di tutto il resto, creando inequivocabilmente contenuti per “il popolo” e contenuti per “i signori”.

Dulcis in fundo, il mobile ed i suoi operatori. Tutto ciò esclude da tale regolamento il traffico di rete generato con i dispositivi mobili, come smartphone e chiavette internet. All’interno della proposta, Google e Verizon giustificano questa esclusione con la grande espansione e competitività in questo settore continuamente in crescita. Quindi, stando sempre alla proposta di legge, gli operatori mobili dovranno sottostare solo alle regole imposte dalla trasparenza; ciò significa dare, implicitamente, il via libera alle scelte degli operatori stessi, di rallentare a loro piacimento un certo tipo di traffico dati.Alcuni esempi: anche in Italia si è più volte discusso il fatto che gli operatori mobili rallentino il traffico dati generato da servizi P2P (peer-to-peer), come Emule, Vuze Azureus e BitTorrent, oppure generato da servizi VoIP (voice over IP, ovvero telefonate via Internet) come Skype. Perché gli operatori vogliono rallentare questo traffico? Semplice. La banda è limitata, il sovraccarico è sempre più costante, a causa del maggior numero di dispositivi mobili in circolazione e servizi di P2P o di VoIP consumano molta banda, creando dei veri intasamenti e “colli di bottiglia” nella trasmissione del traffico dati, portando danni agli operatori e quindi alla qualità del servizio per i consumatori stessi.

Le reazioni sono unanimi, contro la volontà di BigG e di Verizon. Anche in Italia ne parlano siti specializzati, ma anche quotidiani e telegiornali, e questo significa che l’allarme è alquanto diffuso, per queste proposte sul futuro della rete.

Ancora una volta non ci resta che stare a guardare e diffondere online articoli come questo, affinché più gente possibile sappia.
La paura è che Google riesca ancora una volta ad egemonizzare la rete, dettando regole ben lontane dai principi di sharing, uguaglianza e libertà di informazione.

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