Privacy online ed offline. I rischi tra i social network, Google ed il mondo reale.

Il grande occhioNon è di certo nuovo come argomento. Parlo della privacy. Un problema spinoso, dove le difficoltà maggiori derivano dal fatto che spesso le leggi che ne tutelano i vari aspetti sono normate in base al mondo reale, dove di fatto poco coincide con la crescita costante e rapida di Internet.

Facebook – È stato fondato il 4 febbraio 2004 da Mark Zuckerberg all’epoca studente diciannovenne presso l’Università di Harvard, con l’aiuto di Andrew McCollum e Eduardo Saverin. Per la fine del mese, più della metà della popolazione universitaria di Harvard era registrata al servizio. A quel tempo, Zuckerberg fu aiutato da Dustin Moskovitz e Chris Hughes per la promozione del sito e Facebook si espanse alla Stanford University, alla Columbia University ed alla Yale University. Questa espansione continuò nell’aprile del 2004 quando si estese al resto della Ivy League, al MIT, alla Boston University e al Boston College. Alla fine dell’anno accademico, Zuckerberg e Moskovitz si trasferirono a Palo Alto in California con McCollum, che aveva seguito uno stage estivo alla Electronic Arts. Affittarono una casa vicino all’Università di Stanford dove furono raggiunti da Adam D’Angelo e Sean Parker. Il dominio attuale, facebook.com, fu registrato soltanto in seguito, tra l’aprile e l’agosto 2005, e molte singole università furono aggiunte in rapida successione nell’anno successivo. Col tempo, persone con un indirizzo di posta elettronica con dominio universitario (per esempio .edu, .ac.uk ed altri) da istituzioni di tutto il mondo acquisirono i requisiti per parteciparvi.

Facebook opzioni privacy infografica

I cambiamenti nei settaggi di default per la privacy, analizzati nei vari anni. Dal 2005 al 2010 è cambiato tutto e se non si è un minimo accorti, si rischia di mostrare tutto di noi al mondo intero. Se un utente fosse iscritto dal 2005 al social network, senza mai aver modificato alcuna impostazione, ad oggi il suo account potrebbe essere stato visitato da ben 1.802.330.457 utenti!!!

Quindi il 27 febbraio 2006 Facebook si estese alle scuole superiori e grandi aziende. Dall’11 settembre 2006, chiunque abbia più di 13 anni può parteciparvi. Gli utenti possono fare parte di una o più reti partecipanti, come la scuola superiore, il luogo di lavoro o la regione geografica. Se lo scopo iniziale di Facebook era di far mantenere i contatti tra studenti di università e licei di tutto il mondo, con il passare del tempo si è trasformato in una rete sociale che abbraccia trasversalmente tutti gli utenti di Internet. [Wikipedia – Facebook]
Nel corso degli anni le impostazioni di default di Facebook sono andate a peggiorare. Ciò significa che se non avete mai modificato nulla nelle configurazioni del vostro account, vi troverete praticamente ad essere visibili al mondo intero. Diversi problemi sono sorti riguardo l’uso di Facebook come un mezzo di controllo e come miniera di dati. Inizialmente non esisteva un controllo granulare di chi-può-vedere-cosa. Dal 31 maggio 2010 è possibile applicare le impostazioni di privacy anche ai singoli post o ai singoli commenti. Inoltre è stata estesa la lista dei “livelli”, aggiungendo anche un livello personalizzato. I livelli disponibili sono:

  • Io (solo per le foto)
  • Amici
  • Amici di amici
  • Amici e Reti
  • Tutti
  • Personalizzato

Analizzando nel dettaglio cosa realmente comporta l’ignoranza nell’uso di questi mezzi, vi riporto alcuni dati di luglio 2010. Ben il 26% dei genitori ha pubblicato fotografie dei propri bambini; di questi, ben il 13% ne ha incluso il nome, taggandolo. Il 23% degli utenti Facebook non conosce o non è interessato alla sezione delle opzioni sulla privacy, presenti nel proprio account, che è come dire che più di un utente ogni cinque, non ha mai modificato niente nel proprio pannello di controllo della privacy. Guardatevi l’infografica riportata più in alto in questo articolo e traete voi stessi le conclusioni! Come se non bastasse, il 7% degli utenti Facebook ha inserito il proprio indirizzo di casa nelle info del profilo ed il 3% ha dichiarato quando è o non è a casa. Una vera manna per i topi d’appartamento in versione Web 2.0! 😉

Google Street View – Introdotto il 25 maggio 2007, il servizio si è gradualmente ampliato, fino a comprendere allo stato attuale fotografie provenienti dalle seguenti nazioni: Australia, Canada, Francia, Giappone, Italia, Messico, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica Ceca, Regno Unito, Singapore, Spagna, Stati Uniti, Svizzera e Taiwan.

Google Street View fotografie

Alcune delle tante immagini curiose.

La copertura viene mostrata trascinando un omino arancione (“pegman“, presente nella barra a sinistra della mappa); posizionandolo su un punto della copertura, compare la corrispondente fotografia panoramica.
In un recente sondaggio, basato su 1317 persone intervistate, ben il 57% ha dichiarato di vivere il servizio di Street View come una vera intrusione nella propria vita. Nel giugno 2010 Google è stato accusato di aver registrato e raccolto dati dalle reti WiFi “aperte” presenti sulle strade percorse dalle auto di Street View. Alcune nazioni tra cui Germania, Regno Unito ed Australia stanno tuttora investigando.
Passando per le strade, dal 2007 ad oggi, Google ha scovato migliaia di persone nelle situazioni più strane, pericolose od imbarazzanti. Le foto più curiose, rimosse da Google, raffiguravano:

  • persone nude, sorprese a prendere il sole
  • persone colte in flagranza di reato
  • manifestazioni pubbliche di ogni genere
  • coppie sorprese a fare sesso
  • uomini sorpresi davanti a locali e negozi per adulti
  • donne sorprese prive di slip, mentre scendono dall’auto
  • basi militari
  • case in fiamme
  • persone che caricano prostitute

Privacy offline e Patriot Act – Tutto qua? Assolutamente no! Anche nel mondo reale vi sono molte invasioni nella riservatezza delle persone. Pensate che negli Stati Uniti si è calcolato che in media ogni cittadino americano viene ripreso 200 volte da telecamere installate ovunque: banche, strade, negozi, locali, stazioni, aeroporti, ecc. Un dato normale se si pensa che vi sono 30 milioni di telecamere a circuito chiuso negli States! Va comunque peggio ai cittadini britannici, con una media giornaliera di 300 riprese al giorno.
Tornando negli States, con l’allarme terrorismo post 11 Set 2001, ben 200 milioni di cittadini sono stati registrati durante conversazioni telefoniche.
Il Presidente degli Stati Uniti, Obama, sta studiando col suo staff una legge che permetta la registrazione del DNA, in un database condiviso, per tutte le persone arrestate negli States, anche se non riconosciute come responsabili di un crimine.

Probabilmente i tempi sono cambiati, probabilmente l’11 settembre non è stato solo una strage, ma un punto di partenza verso un cambiamento radicale nella società. A partire dal Patriot Act, la privacy è uno dei tanti aspetti toccati, ma di certo sia online che offline saremo “spontaneamente” costretti a rivalutare sempre di più i concetti di “riservato”, “privato” e “pubblico”.

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