Il caso CocaColla.it da un punto di vista legale

CocaColla.itIl recente caso di CocaColla.it, blog di arte, design, advertising e nuove culture della rete, invitato a cambiare nome a dominio ed a fermare la registrazione del marchio dal colosso internazionale The Coca-Cola Company, ha suscitato un enorme scalpore ed eco nella rete ed in particolare sui social network.

CocaColla.it nasce ad aprile del 2010, grazie ad un gruppo di appassionati. In poco meno di due anni il blog diventa uno dei punti di riferimento per il design, l’illustrazione e la streetart con circa 2.000.000 di page view nell’ultimo anno, 1.500.000 visitatori unici, 7000 liker su Facebook e 1000 follower su Twitter.

Sul sito di Coca Colla è stata pubblicato uno stralcio della lettera dei legali di The Coca-Cola Company. Eccone il testo.

… che la registrazione e l’utilizzo da parte sua del nome a dominio www.cocacolla.it determina l’insorgere di un grave rischio di confusione per i consumatori che pos- sono essere indotti a ritenere che il segno COCACOLLA ed il nome a dominio www.cocacolla.it siano volti a contraddistinguere prodotti/servizi distribuiti, organizzati o sponsorizzati dalla nostra cliente o che comunque l’uso del segno COCACOLLA da parte sua sia stato autorizzato dalla nostra assistita in base ad accordi o altri legami contrattuali o societari, il che non corrisponde al vero. L’uso del segno COCACOLLA e del nome a dominio www.cocacolla.it da parte sua costituisce inoltre contraffazione dei celebri marchi costituiti dalla dicitura Coca-Cola della nostra assistita.

Avvocato Giorgio Spedicato

Avv. Giorgio Spedicato

Per uscire un po’ dal branco e per capire come stanno realmente le cose da un punto di vista legale, ho deciso di intervistare l’Avv. Giorgio Spedicato, Professore a contratto di Diritto di proprietà intellettuale nell’Università di Bologna e Managing Partner dello Studio legale associato Monducci Perri Spedicato & Partners, law boutique specializzata in proprietà intellettuale, diritto delle nuove tecnologie e diritto dell’innovazione con sedi a Milano, Bologna e Imola.

È lecito il comportamento di The Coca-Cola Company, nel richiedere la chiusura del sito cocacolla.it e lo stop alla registrazione del marchio Coca Colla?

Prima di passare alle valutazioni giuridiche, vorrei premettere una considerazione di carattere economico, che consente di cogliere il senso della vicenda che stiamo commentando: secondo rilevazioni Interbrand del 2011, il marchio “Coca-Cola” è il più conosciuto al mondo, con un valore stimato di oltre 71 miliardi di dollari. Per la multinazionale di Atlanta, dunque, il marchio costituisce uno degli asset più importanti, probabilmente al pari della formula segreta dell’omonima bevanda. Questo spiega perché l’azienda ponga tanta attenzione nel preservare il valore economico del proprio marchio. E questo spiega anche episodi come quelli del blog Coca Colla, per quanto spiacevoli possano essere. Ovviamente la titolarità del marchio dà diritto a The Coca-Cola Company di difenderlo in tutti i modi previsti dalla legge, non di far chiudere il blog. Ma in realtà, a dispetto del tenore del comunicato stampa diramato da Coca Colla, non mi risulta che questo sia stato fatto, almeno a giudicare dallo stralcio della lettera di diffida pubblicato sul blog. Quello che viene richiesto è infatti che non venga utilizzato ulteriormente il nome di dominio cocacolla.it e che si desista dalla domanda di registrazione del marchio corrispondente, ritenuti contraffattivi del marchio “Coca-Cola”. Nulla osta, ovviamente, a che il blog, il cui vero valore è nei contenuti, continui ad operare sotto un altro nome di dominio.

Quali sono i limiti di legge per cui un nome a dominio non può essere usato?

La disciplina in materia di marchi prevede che non possa essere utilizzato come nome di dominio un segno uguale o anche solo simile al marchio di cui sia titolare un soggetto terzo se ciò può causare confusione per il pubblico, ovvero se il pubblico, leggendo il nome di dominio, può essere portato a ritenere che vi sia un qualche collegamento tra il soggetto titolare del marchio e il soggetto titolare del nome di dominio.

#supportcocacolla

#supportcocacolla è l'hashtag col quale potete supportare, criticare e seguire il caso CocaColla.it su Twitter

Se il marchio è particolarmente noto, inoltre, come è sicuramente noto il marchio “Coca Cola”, è vietato anche utilizzare un nome di domino che tragga indebito vantaggio o che arrechi pregiudizio al carattere distintivo o alla rinomanza del marchio. In altre parole, è vietato sfruttare parassitariamente o danneggiare in qualunque modo la notorietà del marchio altrui.

Nel caso del nome di dominio cocacolla.it può, al limite, dubitarsi che sussista in concreto un rischio di confusione per il pubblico, ma mi sembra plausibile sostenere che vi sia un agganciamento del nome di dominio cocacolla.it al marchio “Coca-Cola” con l’effetto, se non con l’obiettivo, di sfruttarne la notorietà.

Bisogna considerare, peraltro, che la giurisprudenza ha ritenuto in alcune circostanze illecito anche l’uso semplicemente parodistico del marchio altrui. Nel 2006, ad esempio, il Tribunale di Torino ritenne che l’uso del segno “Porco Diesel” utilizzato su delle T-shirt costituisse contraffazione del noto marchio di abbigliamento “Diesel”, dal momento che ne sfruttava commercialmente la notorietà.

Non dovrebbe essere legalmente impugnabile solo nel caso in cui CocaColla.it producesse anch’essa bevande, entrando in conflitto nel medesimo settore commerciale?

In generale questa è una prospettiva corretta, che vale sicuramente per tutti i marchi. Nel caso dei marchi notori, tuttavia, la legge prevede anche una tutela cosiddetta “ultramerceologica”, che non opera solo nell’ambito dello stesso settore commerciale ma si estende anche rispetto a settori commerciali diversi. Ciò avviene perché i marchi particolarmente noti sono normalmente collegati ad imprese che – direttamente o indirettamente, tramite licenziatari – svolgono attività molto differenziate tra loro. Il marchio “Ferrari”, ad esempio, oltre a distinguere lussuose auto sportive è utilizzato anche per orologi, abbigliamento, profumi e altro. Il legislatore ha dunque ritenuto che una tutela adeguata dei marchi notori dovesse preservarne il valore economico anche al di là dell’originario settore di attività del titolare.

Esistono già casi legali simili?

Ne esistono tantissimi. Uno dei più noti è il caso Armani, che risale ormai a quasi dieci anni fa, in cui la nota maison di moda riuscì ad ottenere da parte del Tribunale di Bergamo la condanna per contraffazione di tale Luca Armani, titolare di un timbrificio, che aveva registrato per il sito della propria attività il nome di dominio “armani.it”. Ovviamente non poteva esserci nessun rischio di confusione tra i due soggetti, ma il giudice ritenne che il nome di dominio sfruttava parassitariamente il marchio “Armani” avvantaggiandosi indebitamente in termini pubblicitari della sua notorietà.

Coca Colla - Staff

I ragazzi di Coca Colla

Se CocaColla fosse stata un’azienda, e non solo un blog, sarebbe stata costretta a cambiare nome, pur lavorando in un settore diverso dall’alimentare?

Direi di si. Esiste infatti un principio, definito di “unitarietà dei segni distintivi”, che prevede che un marchio possa essere contraffatto, e dunque violato, non solo tramite un altro marchio o un nome di dominio uguale o simile, ma anche tramite una ditta, una denominazione, una ragione sociale o un’insegna uguali o simili a tale marchio. Un’ipotetica “Coca Colla s.r.l.” avrebbe dunque dovuto verosimilmente modificare la propria denominazione.

Cosa cambia nella scelta di un nome a dominio .IT piuttosto che .COM o altri ancora? Si è ugualmente “attaccabili” sul .IT, .COM, .ORG e sugli altri più noti?

Il top level domain (geografico come “.it”, o generico come “.com” e “.org”) è irrilevante in caso di contraffazione. Da un punto di vista giuridico, il “cuore” del nome di dominio è infatti costituito dal second level domain (in questo caso “cocacolla”), ed è questo che i giudici prendono in considerazione per valutarne l’eventuale illiceità.

Le persone sui social network si sono espresse in massa pro CocaColla. Non credi che questo comportamento del brand internazionale alla fine possa ledere lui per primo? Poteva The Coca-Cola Company comportarsi diversamente?

Comprendo la reazione del “popolo della rete”, anche se non amo particolarmente questa definizione. Il cliché della multinazione-Golia che si scaglia contro il blogger-Davide, tuttavia, racconta solo una parte della vicenda, e non consente di coglierne tutte le sfumature. Anche se può risultare poco gradevole, il titolare del marchio aveva il diritto di agire. L’alternativa sarebbe stata solo quella di tollerare l’uso del segno “Coca Colla”, ma in generale aziende del genere, che devono confrontarsi con un mercato mondiale dove i casi di imitazione e sfruttamento parassitario sono all’ordine del giorno, hanno policy molto restrittive, funzionali a preservare l’integrità e il valore del proprio marchio. Ovviamente la possibilità di alienarsi le simpatie dei consumatori esiste, ma immagino che la società di Atlanta sia in grado di valutare i pro e i contro delle proprie iniziative.

Un sentito grazie all’Avv. Giorgio Spedicato, per il tempo dedicatomi e la precisione con la quale ha risposto ai miei quesiti.

Spero che ciò possa chiarire come realmente stanno le cose, andando oltre le emozioni ed i Twitter trending topics. 😉

Aggiornamento: CocaColla.it in seguito alle richieste di The Coca-Cola Company ha definitivamente cambiato nome a dominio e marchio. Ora potete seguirla sotto il nome di Collater.al, all’indirizzo http://www.collater.al.

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